Nei prossimi anni avremo più fabbriche “intelligenti” che sfrutteranno l’automazione industriale e l’IIoT per ottenere dati precisi, secondo le esigenze del mercato. Come risultato si avranno prodotti nuovi e personalizzati sulla domanda dei consumatori, oltre che all’efficientamento dei processi, dalla supply-chain e produzione fino alla consegna del prodotto nel mercato.

Secondo una recente ricerca, il mercato globale dell’IIoT (Industrial Internet of Things) raggiungerà circa 751,3 miliardi di dollari entro il 2023 con un tasso di crescita annuale aggregato CAGR del 23, 88%. La ricerca è stata suddivisa in vari segmenti in base a componenti, distribuzione, connettività e utente finale. Per quanto riguarda i componenti, il mercato è stato segmentato in hardware, software e servizi, con l’hardware che dominerà il mercato a causa del crescente numero di dispositivi collegati e delle crescenti aree di applicazioni dei componenti hardware nelle varie applicazioni industriali.Il segmento del software, classificato in MES, sistemi PLM ovvero sistemi di gestione del ciclo di vita del prodotto, sistema SCADA, software di gestione etc., avrà un tasso di crescita annuale aggregato CAGR del 25,65%, ciò significa che le imprese vogliono gestire al meglio i processi industriali. Per quanto riguarda l’utente finale classificato in IT e telecomunicazioni, produzione, sanità, petrolio e gas e altri, è il segmento manifatturiero che dovrebbe avere una crescita significativa con un tasso di crescita annuale aggregato CAGR del 27,94%, essendo il mercato che utilizza di più le soluzioni IIoT.

L’automazione industriale e l’IoT in Italia

L’IoT è in crescita anche in Italia, anche se le aziende che hanno adottato soluzioni IoT sono ancora poche. Nel 2019, secondo una ricerca IDC, la spesa IoT aveva un valore pari a 15, 6 miliardi di euro, in crescita del 24% rispetto al 2018. Per il 2020, IDC prevede lo stesso una crescita del +19% che arriverà soprattutto dagli investimenti delle grandi aziende, ma anche dalle medie e piccole imprese italiane. Fino ad oggi, sono le grandi imprese che hanno fatto dei grossi investimenti per la digitalizzazione dei processi, ammodernando gli impianti anche attraverso l’utilizzo di sensori e device connettibili nelle fabbriche. Per le piccole e le micro imprese invece sembra ci sia ancora un’ombra di dubbio per quanto riguarda l’automazione industriale e l’IoT, soprattutto per la mancanza di competenze nel fare e tracciare un business plan.

“Negli ultimi due anni, abbiamo visto un incremento degli investimenti nella trasformazione tecnologica e digitale, soprattutto nelle imprese del settore Food & Beverage, dove il nostro team ha integrato nella piattaforma smart factory 4.0 più di 40 macchine e linee di produzione. C’è ancora tanto spazio per crescere, particolarmente per le PMI italiane, che devono capire che per diventare competitive avranno bisogno di un piano di business a medio termine, conoscere bene i KPIs e implementare un insieme di 3 o 4 applicazioni 4.0”, ce lo racconta Enrico Sabbadin, CEO & ICT Business Consultant Hile.

Sono anche gli incentivi del Piano Nazionale che hanno convinto e aiutato le aziende ad affrontare la digitalizzazione dei processi. E c’è un principale investimento che le imprese italiane, da grandi a microimprese, hanno fatto e continueranno a fare nei prossimi anni, usufruendo ancora degli incentivi – quello della sostituzione dei macchinari obsolete con macchinari evoluti e soprattutto connettibili. In più, le aziende prevedono anche investimenti nelle tecnologie IoT, software avanzati per progettazione e produzione, e non dimentichiamo la formazione del personale in ottica 4.0 – attività per cui il Governo ha previsto quest’anno un credito d’imposta dal 30% al 50% delle spese sostenute dalle imprese. Ma degli incentivi e come richiederli ne parleremo in un ulteriore articolo.